Il Gazzettino di Treviso del 29/04/2002

 

La Skipper si aggiudica il Memorial Zanatta

 

(f.m.) - La 4. edizione del Memorial Zanatta , torneo riservato alla Categorie Allievi 1987, è terminato ieri in Ghirada. Ad iscrivere il proprio nome nell'albo d'oro della manifestazione è stata la Fortitudo Skipper Bologna.

Questi i risultati delle finali: 23°-24°, Rucker-D.B. Trieste 66-82. 21°-22°, Mestre-Torre Annunziata 74-66. 19°-20°, D.B. Genova-Moncalieri 76-64. 17°-18°, Padova-Scavolini 72-92. 15°-16°, Mira-Trevigiano 70-72. 13°-14°, Varese-Napoli 63-80. 11°-12°, Triestina-Primavalle 74-78. 9°-10°, Cantù-Ostia 66-64. 7°-8°, Milano-Siena 96-56. 5°-6°, Verona-Benetton 84-59. 3°-4°, Olbia-Livorno 91-69. 1°-2°, Biella-Fortitudo 59-83. Premi speciali individuali - Miglior giocatore: Luigi Da Tome (Basket Olbia). Miglior marcatore: Daniel Hacket (Scavolini Pesaro). 3 points shoot-out: Andrea Lena (Basket Trevigiano). Premio Fair Play: Marco Chiaradia (Benetton). Premio Speciale presenze Torneo Zanatta : Rudy Vazzoleretto (Benetton). Coppia arbitrale: Stefano Wassermann - Christian Borgo.

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NOSTRO INVIATO
Non crede ai suoi occhi

 

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Non crede ai suoi occhi Gianni Augusto Giomo, azzurro degli anni Sessanta e pluri-scudettato nella Virtus Bologna, un passato da eccellente allenatore a tutti i livelli, scopritore di Renato Villalta. Alla Ghirada, nei cinque giorni del Memorial Zanatta organizzato dalla Benetton sotto la direzione perfetta di Francesco Benedetti, si è ammirata una impressionante selezione di talenti 15enni, i migliori allievi d'Italia (senza contare gli eccellenti giovani arbitri provenienti da tutto il Nordest per un clinic "pratico" con rari riscontri purtroppo in altre regioni), una passerella di prospetti che hanno per la terza volta nobilitato al massimo l'iniziativa in ricordo di Andrea che del basket era innamoratissimo. Ha vinto la Skipper allenata dal muranese Ferro davanti alla Lauretana Biella che ha schierato quattro "duemetri", e veloci. Annota Giomo: «La conferma che disponiamo di una materia prima non inferiore al resto d'Europa, Est compreso: ci mancano purtroppo gli istruttori. A parte, quello là.... Ma cosa ci fa il Topone qui?»

Il Topone "fuori posto" è Piero Pasini, ultracinquentenne tecnico romagnolo che dopo mille anni in tutti i campionati possibili (anche in A a Treviso), ha deciso di sedersi su una panchina giovanile. E fuori mano. A Olbia, Sardegna, non proprio terra cestistica di prima linea. «Veramente non mi siedo, sono sempre in piedi. In palestra. A lavorare. A mostrare. Ad insegnare. Fondamentali e difesa. Schemi? Neanche parlarne...»

La sua squadra è stata la rivelazione del torneo, terza nonostante una rosa non ampia come le avversarie. E con almeno un paio di ragazzi da seguire con attenzione, lunghi che giocano come piccoli, non ancorati sottocanestro solo per vincere una partita in più. «Ho trovato un pianeta giovanile che vive di luce sbagliata - spiega Pasini - Si pensa a vincere e non a produrre. Quasi tutti, anche quelli che puntavano al 15mo posto, hanno spiaccicato zonette nel tentativo di distruggere gioco, non di imporlo. Purtroppo la federazione consente questo strazio, non proibisce la zona a questi livelli, permette agli allenatori di sfregiare sul nascere la vocazione al confronto individuale di ragazzi che non aspettano altro che motivazioni sane, cioè di crescere sui propri meriti e non sugli errori degli altri.»

Un male antico, in realtà, amplificato dalle ambizioni di giovani tecnici che per la maggior parte intendono la cura del vivaio come la tappa necessaria per mostrare il proprio valore in funzione di una panchina di C o B. Quindi vincendo. «Da sempre si ripete che i vivai andrebbero affidati a tecnici esperti ma le società non vogliono investire. Non lo facevano prima quando esisteva il vincolo ed i cartellini delle promesse migliori valevano anche mezzo miliardo, non lo fanno ora che è stato creato un indennizzo, un vero premio di produzione, tuttaltro che basso, in grado a mio avviso di coprire gli investimenti.»

Oggi un tecnico di B2 costa ad un club al massimo una trentina di milioni. E si occupa solo della prima squadra. Con una cifra doppia secondo Pasini ci sarebbe la fila di ottimi istruttori che seguirebbero tutta l'attività, dai grandi ai piccoli, stando sei ore al giorno in palestra.

«Chiaro, sono pessimista. Non vedo tanta lungimiranza nelle società nè attenzione al problema da parte della federazione. Ma è un peccato perchè la materia prima è eccellente e non aspetta altro che una spinta giusta per dare il massimo. Non è vero che non vogliano sacrificarsi, soffrire: si tratta solo di trovare la chiave giusta, la motivazione. Vero, hanno mille altre soluzioni per il tempo libero ma nessuna che ne incide lo spirito come lo sport: quando se ne rendono conto, scoppia una scintilla potente che però va continuamente alimentata. Dice: soffre solo chi ha fame. Forse. Ma non solo di denaro, anche di successo. Ricchi dentro è un valore da promuovere. Si può fare. Si deve.»

L.M.